PAOLO STACCIOLI

Paolo Staccioli, Il viaggiatore immobile

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Ciemmeci Spazio Arte, Terrafino di Empoli,  dal 18 dicembre 2014 al 30 marzo 2015.

Allestimento: Tiziano Pucci.































Per vocazione e per innata sensibilità, nell’intero suo percorso creativo di cui s’illustrano qui le tappe fondamentali, Paolo Staccioli condivide con molti artisti del Novecento, soprattutto toscani, la ricerca d’un linguaggio espressivo essenziale e icastico, che affonda le proprie radici nella nostra terra, indietro fino agli etruschi: ma in lui piuttosto nel segno d’una pervicace riconquista dell’innocenza primigenia, piena di ironia e di grazia, densa di valenze simboliche anche biografiche e affettive, ma invece priva delle implicazioni teoriche e programmatiche che il “mito arcaico” ebbe per molti scultori di generazioni precedenti, a cominciare da Marino Marini.

Questa  ricerca – che è allo stesso tempo tecnica e espressiva – va di pari passo con la definizione e la messa a fuoco del suo circoscritto universo d’ispirazione e pare segnare ogni tappa del suo cammino con naturale coerenza, quasi come l’ineluttabile succedersi di stadi diversi in un processo d’evoluzione. Dopo una gestazione lunga quasi vent’anni con l’esercizio della pittura (cavalli soprattutto, tracciati con tocco liquido e quasi a monocromo) e l’accumulo di un gran patrimonio visivo (raccolto nelle strade  e nei musei della sua città, nelle botteghe artigiane, negli atelier degli artisti, nel suo mondo familiare), il percorso  si fa rapido dalla seconda metà degli anni Novanta col richiamo forte e – si direbbe – istintivo della terra e l’approdo alla ceramica. (estr. da Beatrice Paolozzi Strozzi, Paolo Staccioli. La fabbrica dei sogni,  in  Il viaggiatore immobile. Paolo Staccioli, a cura di Beatrice Paolozzi Strozzi, Paolo De Simonis, Roberto Mancini, catalogo della mostra, Firenze,  Aska 2014, pp. 24-25)




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