ORIZZONTI COMUNI

Il paesaggio:

Una serie di installazioni (nel paese di Montaione e nelle sue circostanze) e un libro dedicati al tema della invenzione culturale del paesaggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il paesaggio, teatro economico ma anche luogo di condensazione dei desideri e dell'azione autoriflessiva delle comunità che vi sono immerse, sfugge ad ogni facuile definizione. In proposito una serie di installazioni hanno cercato di segnalare alcuni nodi tematici rilevanti, in particolare riferendosi al paesaggio Montaionese, un caso di studio estremamente significativo. L'intento è stato quello di far affiorare, al di sotto e la di là delle composizioni stereotipate a fini estrinsecamente turistici di certe immagini paesaggistiche, il più profondo sostrato storico antropologico che orienta l'apprezzamento collettivo dei quadri ambientali. L'iniziativa ha coinvolto il territorio del Comune di Montaione tra la primavera e l'estate 2016.

Il paesaggio moderno è stato concepito dallo sguardo isolato ed esperto di ego più o meno grandi. Dal primo piano di Goethe, con sullo sfondo l’Appia antica e il profilo dei Castelli, al «paesaggio vibrante di luce gessosa», niellato da Rudolf Borchardt non lontano da Montaione. Dal 2000 l’Europa «definisce il Paesaggio quale determinata parte del territorio, così come è percepita dalle popolazioni» e dal 2005 si impegna a «prendere in considerazione il valore attribuito da ogni comunità patrimoniale all’eredità culturale in cui si identifica». Finalmente, in altri termini, tutti sembrano legittimati a notificare al mondo la costruzione di patrimoni culturali propri e condivisi: nei confronti del loro paesaggio anche i cittadini di Montaione, inclusi quelli che l’hanno modellato lavorandone il suolo.

«La partecipazione presuppone che l’opinione dell’ultimo ex mezzadro di Castelfalfi valga quanto 10, 100, 1000 editoriali di Salvatore Settis o di Vittorio Emiliani. Non un grammo di meno», sostiene il Garante regionale per la comunicazione nel governo del territorio della Toscana. Cézanne, molto probabilmente, non sarebbe stato d’accordo: «Con dei contadini, per esempio, a volte ho dubitato che sappiano che cosa è un paesaggio, un albero. […] Sanno che cosa è stato seminato qui, là, lungo la strada, che tempo farà domani, se la Sainte-Victoire è incappucciata oppure no, lo sentono dall’odore, come gli animali, come un cane sa che cosa è questo pezzo di pane, soltanto secondo i loro bisogni, ma che gli alberi siano verdi, e che questo verde è un albero, che questa terra è rossa e che questi rossi franosi sono colline, io non credo, realmente, che la maggior parte di loro lo sentano, lo sappiano, al di là del loro inconscio utilitario». Wörter und Sachen Definire cosa “sia” il paesaggio rappresenta una tentazione forse necessaria quanto sicuramente frustrante. Trattasi infatti di nozione «polisemica, ambigua, sfuggente, oggetto di negoziazioni e strategie che rinviano a orientamenti ideologici differenti ma anche a differenti intersezioni disciplinari e prospettiche».

 

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