AL TEMPO DEL CORONAVIRUS


il fuoco sotto la cenere

 

stiamo assistendo inermi al progressivo effondersi del contagio. E come tutti stiamo aspettando che l'immane tempesta si plachi.

Siamo persuasi che giungeranno infine tempi meno affannosi, sebbene molto problematici; meno mortiferi, ancorché carichi di interrogativi.

È tuttavia ancora presto per giudicare che cosa avremo perso dopo questa contesa e che cosa sorgerà a vita nuova.

Noi di Téchne siamo abituati a “lavorare” con le parole e con le idee: ma oggi dobbiamo constatare che girano troppe narrazioni  e si ascoltano troppe “filosofie” che ci spiegano le ragioni di codesta piaga dolorosa. Purtroppo essa non ha ragioni: dobbiamo infatti considerare che certi episodi della storia sono imprevedibili e imponderabili.

Si dirà che la pandemia ci testimonia della fragilità umana. Pensierino, pensierino! Quella stessa fragilità si rivela a seguito di un incidente d'auto, diciamo di un tamponamento a catena. Pensierino, pensierino: la tragedia è dunque una questione di scala? 

Avevamo progettato quest'anno – nella sontuosa cornice rappresentata dalla mostra delle opere di Adriano Bimbi – di parlarvi di dio: volevamo sollecitarvi sulla più umana delle idee dell'uomo: l'idea di dio, appunto.


«Al compimento del trentesimo anno, Zarathustra … una mattina, alzatosi con l'aurora, si fece al cospetto del sole e così gli parlò:

“O grande astro, che cosa sarebbe la tua felicità se tu non avessi coloro a cui risplendi?”» (Friedrich W. Nietzsche, Also sprach Zarathustra)




Una delle conferenze che avevamo previsto tra marzo e aprile avrebbe dovuto perciò intitolarsi “In cielo, in terra e in ogni luogo”: Dio ha bisogno degli uomini?. Ma anche nelle altre “letture” che avevamo posto in programma avremmo voluto confrontarci con il tema del ‘soprannaturale’ (sovra-naturale): ma è stata proprio la ‘natura’ a impedircelo. Per adesso.

Siamo certi che l’ ‘oggi’ cambierà e per esser migliore ha bisogno di pensieri e azioni per il futuro. Non solo da parte degli scienziati e dei politici.

Anche  la nostra piccola comunità di amici vorrebbe 'pre-pararsi' immaginando, desiderando, progettando: è forse la dimensione più bella e giusta della vita questa dell’andare ‘oltre’ quel che c’è già. Anche Ciemmeci non c’era, e se ora ci ospita lo dobbiamo all’impegno di chi prima di realizzarla l’ha sognata. 

Per il ‘dopovirus’ ci sarà bisogno, lo dicono tutti, di un piano economico rivoluzionario e immaginifico che non potrà non essere anche culturale: pensare in profondità e bellezza non da soli.

Non possiamo incontrarci? E allora, come oggi succede nelle nostre scuole, ‘non perdiamoci di sito’ ma proviamo a restare in contatto grazie alla comunicazione a distanza: leggete ogni tanto il nostro sito: www.technearti.org Ci scambieremo informazioni, storie, foto e video, consigli di lettura, proposte.

           

            Sarà un po’ come mantenere il fuoco sotto la brace per riaccenderlo poi.











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