EDITORIALE


UNA QUESTIONE DI SCALA

 

di Vinicio Capezzuoli


 























Non sono affatto superati i temi fondamentali del dibattito culturale degli anni in cui prese le mosse il nostro lavoro. Si discuteva allora di quanto fosse in grado l’arte di migliorarci la vita, di come essa potesse cambiare in meglio i luoghi dove lavoriamo e dove trascorriamo gran parte delle nostre giornate. E di quanto avesse a giovarsene la nostra interiorità, sempre in pericolo di essere schiacciata dal correre quotidiano delle evenienze e degli impegni.


Temi ancora tutti sul tappeto: eppure qualcosa è cambiato. È cambiata, in primis, la nostra azienda, i suoi assetti, le sue strutture, le sue macchine e non ultimo anche un po’ di personale: c’è chi è andato via, e chi al contrario è arrivato a dar manforte … Perché niente qui sta mai fermo, ma tutto è sottoposto a un costante processo di adattamento, come un organismo vivente, starei per dire. E non solo nel chiuso recinto dell’azienda: attorno a noi sono poi sorti nuovi insediamenti, sebbene il Terrafino sia il ‘non luogo’ di sempre, per noi che ci viviamo e ne vediamo il mutamento, è comunque qualcosa di importante che gelosamente ci appartiene.


Ora che si apre questa nuova mostra di Adriano Bimbi, ora che torneranno gli amici alle consuete, serali, ‘conferenze di primavera’, anche noi aggiungiamo un certo che di nuovo e per alcuni di inconsueto a questo nostro luogo, alla nostra azienda, a noi stessi. Per tenere alta quella tensione tra individuo e impresa, che è parte di quella tensione tra individuo e storia, tra individuo e natura che è in effetti il filo conduttore e lo statuto di Téchne. Quest’anno con la mostra delle opere del maestro Bimbi tocchiamo un tema arduo e affascinante: quello del rapporto, o per meglio dire, della rappresentazione
del mondo come spazio della interiorità. Come punto di partenza per guardare oltre la sterminata distesa delle cose, oltre lo specchio della contingenza: salendo in alto oltre le nuvole, oppure restando in basso ad ascoltare le impercettibili vibrazioni della terra come un rabdomante. Con gli occhi di chi non vede, eppure in qualche modo progressivamente conosce, salendo a passo a passo per la sua scala.








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