ARTE IN FABBRICA / SETTIMA EDIZIONE


Forme dell'assenza


Adriano Bimbi. Sculture e disegni



Dal 19 dicembre 2019  al 30 aprile 2020
Presso Ciemmeci via Volontari della Libertà, 15 (Empoli-Terrafino).
La mostra può essere gratuitamente visitata con orario Orario 9-12/14.30-17.30, dal lunedì al venerdì.





























Di recente è stato sottolineato il carattere di «sobrietà» e di «gentilezza», il giustapporsi armonioso di «sembianze ruvide» e di «sentimenti insospettabilmente delicati» delle opere di Adriano Bimbi. Notazioni che colgono nel segno in quanto evidenziano quello sdoppiamento tra ciò che è messo in scena  e ciò che è alluso. Tra realtà e finzione scultorea, che è uno dei tratti salienti, forse il più significativo, dell'opera artistica del Bimbi. Ecco dunque perché di fronte alle sue sculture si avverte un certo che di metafisico. Affermazione che racchiude un proposito impegnativo: quello di intavolare, con l'opera d'arte, un ‘discorso sull'innalzamento’. Ciascuna di queste sculture tende infatti verso l'alto, ha una sua precipua configurazione verticale, sia essa effettiva e prospettica o simbolica ed allusiva. 

 

Nella loro arcaica configurazione le sue figure sembrano rinviare a antiche miniature bizantine, e i suoi paesaggi assumere una liricità arcana. Anche quelli marini  non sono che salite verso un lontano orizzonte, dove le onde sembrano le scalinate di una cattedrale e il mare solo un mezzo che ci trasferisce verso il cielo.

 

Una volta il Bimbi ha ammesso che egli resta sempre affascinato dai paesaggi senza l'uomo. Da qui, forse, la scelta di tradurre in bronzo solo rocce e cipressi, case e barche, scale e nuvole: obbligandoci a chiedere notizia degli esseri umani sottintesi, a farci sentire necessaria la loro presenza. Sono opere di grande intensità e piccolo formato: sineddochi/souvenir estratti da campiture vaste che mettono comunque, in primo e unico piano, quanto nella tradizione pittorica viene invece di solito relegato sullo sfondo.

 

Operazione quindi suggestiva questa di Bimbi: ribaltante e di grande finezza, anche perché immune, nella sua inquietudine, da indulgenza verso improbabili rassicuranti “tipicità” regionali e dal vacuo culto “della notte dei tempi”.

 

I paesaggi di Bimbi possono considerarsi unità di senso autonomo che, se dislocate – proprietà che hanno, per esempio, le parole - possono variamente ricomporsi a diversamente significare: “oggetti ambasciatori” che vivono tra viaggi e incontri. Fondamentali, per Bimbi, quelli con i suoi allievi: «non ho mai inteso – ci ha detto nel corso di una intervista, ora pubblicata nel catalogo della mostra -  l’Accademia come scuola, ma come luogo di incontro, come un percorso, dove certe necessità si palesano».


(Estratto da Forme dell'assenza di Paolo De Simonis e Roberto Mancini, in Forme dell'assenza. Adriano Bimbi sculture e disegni, a cura di Iid., Firenze, Aska 2019, pp. 9-17)




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