Metropoli,

Le Sculture “metropolitane” di Paolo Delle Monache

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Ciemmeci Spazio Arte, Terrafino di Empoli,  dal 21 dicembre 2017

Allestimento: Tiziano Pucci.































Campanili, cupole e grattacieli convivono entro immaginari skilyne metropolitani:  nel distendersi, quasi fosse una trina sontuosa, la trama e l'ordito del costruito cittadino assumono il valore di enunciato simbolico, enunciato che esiste a posteriori rispetto alle singole tessere architettoniche – sintagmi - di cui si compongono queste opere. Alcune di esse ci mostrano celebri emergenze monumentali che si stagliano lungo un uniforme e infinito addossarsi di casupole sottoposte ad un montaggio con tecnica quasi musiva, e senza soluzioni di continuità: impossibile  non pensare a occhi e sguardi davanti alle innumeri porte e finestre ricavate da Delle Monache nelle facciate degli edifici con la tecnica del ‘traforo’. Necessitano continui micromovimenti oculari per vedere oltre un limen che ostacola e comunica tra dimensioni diverse. Un “guardare attraverso” che “per li rami” risale a Wittgenstein e alla  ratio voyeuristica del Duchamp di Étant donnés.


Dei fenomeni Paolo coglie la processualità, il loro comporsi in mappe dove i confini indicano zone di contatto molto più che di separazione. Dove non si è rassicurati o consolati ma resi consapevoli della fecondità dei ruoli instabili che non potendo aderire al senso comune lo confondono, a volte anche rovesciandolo o lacerandolo. In Diario rimuove i confini di una sua scultura dilatandola in schermo che accoglie la proiezione di Unfinished Italy, film di Benoit Felici.


Confini quindi in corso d’opera: anche perché Delle Monache considera la memoria il suo filo di Arianna e pratica, come si conviene, in accezione performativa. La memoria non essendo qualcosa che ‘sta’ per l’evento cui sembra riferirsi: ‘è’ essa stessa un evento, essenzialmente dettato, con Bartlett, da un incessante sforzo verso il significato.  Anche i corpi delle sue sculture non appaiono mai interi: individuano non frammenti ma ‘parti per il tutto’ deformato, tra qualità della metonimia e  quantità della sineddoche.


D’altronde, per Paolo Delle Monache, il punto è “fare un grande racconto”, ma - come è solito dire l'artista - dopo la sua formulazione, avviene anche un prodigio: che tante persone si riconoscono in quella determinata opera d'arte. Il prodigio sta nel fatto che quel racconto, che all'inizio era meramente individuale, si trasforma, non volutamente, in qualcosa di collettivo. Non è più l' «autoritratto di chi ha creato quel lavoro, ma di chi in quel lavoro si ritrova».

 


 

biografia:

 

Paolo Delle Monache è nato a Roma nel 1969. Ha studiato scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, diplomandosi nel 1992 con il maestro Franco Mauro Franchi. Nel 1993 vince il Primo Premio di scultura H. C. Andersen all’Accademia Nazionale di San Luca a Roma. Nel 2007 e nel 2010 vince un concorso Nazionale per opere d’arte e realizza due sculture per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nel 2008 il Museo Barracco di Roma ha ospitato una sua personale dal titolo Ex-volto, nel 2010 è invitato alla mostra La scultura italiana del XXI secolo alla Fondazione Pomodoro di Milano.

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